domingo, 8 de março de 2009

Lelio Basso e a América Latina

Mensagem que Theotonio dos Santos recebeu

Distinguido profesor,

le envio el ensayo sobre Lelio Basso y America Latina que serà editado en Italia en marzo.
Espero en sus noticias e judicio sobre esta investigacion.
Estoy emocianado porque Ud. ha sido un protagonista de la historia de America Latina, y yo he leido numerosos ensayos que ha escrito Ud.

Un saludo muy cordial,

Andrea Mulas


***

Lelio Basso e l’America Latina (1961-1978)

Un percorso politico, intellettuale e umano.


Andrea Mulas1



Lelio Basso è stata una delle personalità di maggior rilievo a livello internazionale del Novecento, ed il primo intellettuale ad approfondire, da giurista e da politico, le tematiche latinoamericane. L’aspetto rilevante dei caratteri del suo avvicinamento è stato il metodo di analisi e di interpretazione delle peculiari dinamiche politico-economiche dei diversi Paesi latinoamericani. Si tratta di un approccio che ha abbandonato totalmente schemi di stampo eurocentrico e dogmi marxisti, e che quindi gli ha permesso di cogliere - diversamente da tanti altri - le specificità di quel complesso continente. Questo contributo focalizza l’attenzione sulle origini e il dipanarsi delle relazioni tra Basso e l’America Latina, omettendo volutamente le altre attività di cui Basso fu talvolta promotore, sostenitore, militante e così via. Emerge quindi solo una parte, sicuramente importante, dell’impegno bassiano il cui lascito umano, politico e intellettuale perdura nel tempo.


Dalla questione cubana al primo contatto con il Venezuela


Possiamo prendere come punto di riferimento del suo primo contatto indiretto con l’universo centro e sudamericano, il saggio pubblicato su «Problemi del socialismo», Cuba repubblica socialista (n. 5, maggio 1961, pp. 490-509), che usciva pochi giorni dopo la prima ammissione pubblica da parte di Fidel Castro (16 aprile) che proclamava Cuba socialista2.

Affrontando la questione cubana, Basso sottolineò che si trattava della prima repubblica socialista sorta «senza l’adesione formale alle tesi marxiste-leniniste. Una conferma quindi della possibilità delle vie diverse al socialismo, soprattutto di vie che siano espressione genuina della diversità delle situazioni nazionali»3. Questa analisi è emblematica della capacità di Basso di interpretare i fenomeni politico-economici extra-europei, proprio perché credeva nella necessità di muoversi sempre nel segno di «una libera ricerca del socialismo fuori dai dogmi, dai modelli e dalle formule tradizionali»4.

La prima occasione per Basso di iniziare a conoscere alcuni Paesi dell’America Latina avvenne pochi anni dopo, nel 1965, quando un gruppo di esuli venezuelani dal regime di Rómulo Betancourt (tra i quali Marcos Negrón, Manuel Caballero e Cesar Rengifo) che si trovava in Italia chiesero a Basso, a nome del Comitato per l’Amnistia e la libertà dei prigionieri politici del Venezuela, di essere relatore principale della Conferenza Europea per l’amnistia dei detenuti politici e per le libertà democratiche in Venezuela. Convocata l’8 giugno 1965 a Roma da un Comitato composto di eminenti personalità italiane, fra le quali Umberto Terracini, Renato Guttuso, Pier Paolo Pasolini, e presieduto dallo scrittore Alberto Moravia, fra le adesioni spiccavano i nomi di Ernesto Sábato, Jean-Paul Sartre, Sebastian Matta, Miguel Ángel Asturias, Bertrand Russell, Eric J. Hobsbawm, Christopher Farley, Raúl Acosta, Pablo Picasso, Salvatore Quasimodo, Umberto Cerroni, Renato Sandri, Guido Calogero, Giulio Einaudi, e tanti altri5.

Basso comprese la peculiarità venezuelana dilaniata dalla guerriglia come gran parte dei Paesi latinoamericani in quegli anni, e pose al centro della sua denuncia il nesso tra democrazia e diritto: «Direi che un aspetto da sottolineare è questo. Mentre noi abbiamo situazioni di tipo fascista in diversi paesi (come ad esempio in Spagna o in Portogallo) i quali, tuttavia, non pretendono di essere dei modelli di democrazia. La cosa paradossale del Venezuela è che il governo venezuelano - già Betancourt - pretenda di presentarsi come un modello ai paesi latinoamericani. […] Ora, io credo che in America Latina vi siano largamente le condizioni perché i popoli latino-americani possano edificarsi dei regimi democratici. Ma certamente non è la strada di Betancourt quella che conduce a questo sbocco, e neanche purtroppo quella di [Raúl] Leoni, si può presentare come un modello di democrazia»6.

La Conferenza romana rappresentò la prima e fondante espressione della mobilitazione di una parte della sinistra italiana verso le problematiche giuridico-politiche dell’America Latina. Partendo proprio da questa esperienza si intensificarono i rapporti tra Basso, Lord Bertrand Russell, fondatore del Tribunale Russell I sugli atti criminali dei militari statunitensi nel Vietnam, e Jean-Paul Sartre.

Anni dopo, fu lo stesso Basso a ricordare queste “radici” venezuelane dei Tribunali Russell: «Questa richiesta [cioè di indire il Tribunale Russell II sull’America Latina] si ricollega alla mia precedente attività in casi più o meno analoghi. Parecchi anni fa, io avevo partecipato come relatore generale, all’epoca della presidenza Betancourt [in realtà del successivo presidente Raúl Leoni] in Venezuela, tenutasi a Roma, conferenza che aveva certo positivamente influito sugli sviluppi della situazione venezuelana tanto che l’amnistia era stata effettivamente concessa mettendo in libertà i dirigenti delle organizzazioni di sinistra, e in particolare i dirigenti del Partito Comunista»7.



Il 9 ottobre 1967 venne barbaramente assassinato in Bolivia il comandante Ernesto “Che” Guevara e le guerriglie subirono un duro colpo in tutto il subcontinente. Poche settimane dopo si tenne a L’Avana il celebre “Congreso Cultural” (5-12 gennaio 1968) che con i suoi 470 invitati da Europa, America Latina, Asia a Africa affrontò le tematiche cardine del subcontinente: sottosviluppo, lotta anti-imperialista e prospettive socialiste.

Antonio Lettieri (co-direttore insieme a Franco Zannino di Problemi del socialismo) di ritorno da Cuba scrisse un resoconto delle attività dell’evento: “Il Congresso culturale dell’Avana sui problemi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina segna, in un certo senso, una svolta nei rapporti ideologici e politici fra la sinistra occidentale e i popoli di questi tre continenti, che è invalso l’uso di definire impropriamente “Terzo Mondo”. La novità –commentava Lettieri- è costituita dall’impostazione stessa del Congresso: dall’aver voluto un confronto fra la cultura di sinistra dell’Occidente e quella dei paesi “nuovi”, dando così un contributo al superamento di quella frattura culturale e ideologica che è insieme causa ed effetto di una visione bipolare del mondo attuale […]. In questo quadro -concludeva il direttore- il Congresso dell’Avana ha contribuito a gettare un ponte per il superamento della frattura culturale, e quindi ideologica fra l’Occidente e il Terzo Mondo, portare il discorso fuori dalle linee di demarcazione statistiche, restituire all’interpretazione del mondo attuale un senso più complesso di ciò che è sviluppo e ciò che è sottosviluppo”8.


La sezione “America Latina” dell’Issoco (1969) e il numero doppio di «Problemi del socialismo» (1970)



Basso era quindi sempre più attento ai processi politico-culturali ed economici dei Paesi centro e sudamericani come dimostra il suo particolare attivismo negli anni compresi dal 1969 al 1972. In quest’ottica si spiega la creazione di un’apposita sezione “America Latina” (1969) all’interno dell’Issoco, come primo nucleo di un’area di analisi sui paesi del sottosviluppo. Grazie a questo gruppo di lavoro fu possibile avviare un’intensa attività di collaborazione con alcuni partiti della sinistra latinoamericana, tanto che l’Istituto divenne punto di riferimento fondamentale, con iniziative di appoggio e di solidarietà, per i popoli dell’America Latina. Contemporaneamente veniva pubblicato su «Problemi del socialismo» un saggio di Basso dal titolo Sviluppo capitalistico e rivoluzione socialista nel quale, affrontando la possibilità di processi rivoluzionari nei paesi sottosviluppati, esortava a «scartare le vie tradizionali al socialismo: in primo luogo quella parlamentare, in secondo luogo la prospettiva del socialismo che avanza con l’estendersi della sfera di influenza sovietica, ma anche quella o quelle che s’ispirano a “modelli” di rivoluzioni precedenti, siano leniniste maoiste o castriste»9. Se quindi da un lato sosteneva Cuba per la sua difesa dall’imperialismo americano, dall’altro aveva intuito –contrariamente ad altri intellettuali europei- le peculiarità della rivoluzione cubana e i limiti di una sua eventuale esportazione nel continente latinoamericano.

Nello stesso anno Basso iniziò ad approfondire i propri legami con autorevoli ricercatori latinoamericani come i venezuelani Armando Córdova e Héctor Silva Michelena, autori del volume Aspectos teóricos del subdesarrollo (Universidad Central de Venezuela, Caracas 1967), che in opposizione alla visione allora dominante secondo la quale il sottosviluppo rappresentava una tappa dello sviluppo, ritenevano invece il “subdesarrollo” l’espressione qualitativa di determinate caratteristiche strutturali, quali ad esempio la dipendenza economica dai paesi capitalisti dominanti. Ha ricordato Córdova che Basso gli spiegò che “il tema centrale della sua lotta per il superamento del capitalismo si era progressivamente spostato dall’ambito politico nazionale a quello della ricerca di un maggiore impegno dei socialisti europei nel rafforzamento delle lotte dei popoli dell’allora denominato Terzo Mondo”10.

Basso voleva approfondire lo studio e la diffusione delle problematiche e delle peculiarità latinoamericane, così decise di dedicare un numero speciale (doppio) di «Problemi del socialismo» (America Latina: imperialismo e sottosviluppo) all’America Latina con i contributi dei maggiori esperti di questioni sudamericane quali Armando Córdova, Alfredo Chacón, Andre Gunder Frank, Darcy Ribeiro, Hugo Cabello, Régis Debray, Raúl Ampuero Díaz, James Petras e altri 11.


Il gruppo di lavoro “Italia-Cile” e i contatti con i cileni dell’Unidad Popular (1971)


Dopo pochi mesi, per la prima volta il candidato socialista Salvador Allende veniva democraticamente eletto presidente della Repubblica del Cile e con la coalizione di sinistra della Unidad Popular avviava la difficile ma “rivoluzionaria” transizione al socialismo. La linea politica perseguita da Allende per giungere alla costruzione di una società socialista e democratica era alternativa ai modelli imperanti in quegli anni (sovietico, cubano, vietnamita, jugoslavo o cinese): «Non esistono – aveva chiarito il Presidente – esperienze anteriori che possiamo usare come modello». A maggior ragione si percepiva l’importanza politica – e anche simbolica – della possibile vittoria di una “via democratica al socialismo” in America Latina durante gli anni della guerra fredda e della rivoluzione cubana.

Basso era molto interessato a questo processo politico inedito che avveniva nel rispetto della legalità, tanto che si recò in Cile ben due volte, nel 1971 e nel 1973. I primi contatti con i rappresentanti del governo dell’UP si ebbero grazie allo studioso italo-venezuelano Alberto Filippi che a partire dal giugno del 1971, insieme all’avvocato Guido Calvi, coordinavano sotto la supervisione di Mario Marcelletti (allora segretario generale dell’Issoco) il neo-costituito gruppo di lavoro “Italia-Cile”, al quale aderì anche Luigi Ferrajoli in rappresentanza di Magistratura Democratica.

Da subito si strinsero degli stretti legami con i rappresentanti del governo dell’Unidad Popular come José Antonio Viera-Gallo (all’epoca sottosegretario al Ministero della Giustizia)12 e con i maggiori centri di ricerca come emerge dalla lettera del giovane sociologo brasiliano Theotonio Dos Santos (direttore del Centro de Estudios Socio-Económicos dell’Università del Cile e della rivista politico-economica «Sociedad y Desarrollo») che invitava Lelio Basso, oltre che ad entrare a far parte della commissione consultiva della rivista «Sociedad y Desarrollo»13, a tenere un corso sui “Problemi politici e sovrastrutturali della transizione al socialismo”, a partecipare al Simposio sulla “Transizione al socialismo” e al seminario sulla “Crisi cilena e la transizione al socialismo”14.

Una settimana dopo arrivò l’invito formale da parte del Centro de Estudios Socio-Económicos (Ceso) e del Centro de Estudios sobre la Realidad Nacional dell’Università cattolica (Ceren) al Simposio sulla “Transizione al socialismo”. I due istituti all’epoca rappresentavano dei centri di analisi e ricerca sociale, politico-economica e culturale prestigiosi del continente sudamericano, tanto da esser riconosciuti come fucine di intellettuali che contribuirono alla formazione del pensiero critico latinoamericano. Solo per citare alcuni nomi, ricordo Manuel Antonio Garretón, Tomás Moulian, Norbert Lechner, Armand Mattelart, Franz Hinkelammert, Theotonio Dos Santos, Jacques Chonchol.

Il convegno sulla transizione al socialismo aveva come obiettivo «riunire i più prestigiosi specialisti che hanno studiato la tematica in questione, per discuterla nei suoi aspetti teorici e pratici più rilevanti per i paesi sottosviluppati, e in particolar modo per il Cile». La missiva terminava con la speranza di poter contare sulla presenza di Basso per dar maggiore rilevanza al programma «che dovrà avere –specificavano i promotori- un impatto rilevante sulle attività culturali e la conduzione della vita politica cilena»15.

Prima di partire per Santiago del Cile Basso affrontò la questione latinoamericana in un numero monografico di «Problemi del socialismo» dedicato al tema dell’imperialismo. Per capire i diversi imperialismi Basso suggeriva di «non ragionare per categorie schematiche (feudalesimo, capitalismo, imperialismo, colonialismo e neocolonialismo, struttura e sovrastruttura, ecc.), perché la realtà rompe troppo spesso le barriere degli schemi e delle definizioni: donde la necessità di applicare sempre il metodo leninista dell’analisi concreta di ogni situazione concreta. Così, nulla di più pericoloso per una strategia rivoluzionaria che la pretesa di ricopiare modelli (come il partito leninista, o i contadini che accerchiano le città, o la “lucha armada” in America latina) che son stati validi in una situazione determinata ma non lo sarebbero in situazioni diverse». Basso concludeva sottolineando che «di queste situazioni complesse e difficili, cariche di potenziale esplosivo ma ricche di pericoli per il movimento operaio (la tragica fine di Che Guevara insegni), l’America Latina è oggi il terreno più fecondo, ed è per questo che ad essa in particolare si rivolge la nostra attenzione, lieti se il materiale che offriamo alla meditazione dei lettori li aiuterà a liberarsi dalla tentazione delle formule e degli slogans che sono fra i nemici più pericolosi del movimento operaio»16. Emerge ancora una volta quanto comprendesse le specificità politiche, economiche e sociali dei Paesi latinoamericani.


Il convegno sulla transizione al socialismo e l’incontro con Salvador Allende (1971)


Il 16 ottobre 1971 Lelio Basso arrivò a Santiago del Cile per partecipare al seminario internazionale di studio Transición al socialismo y experiencia chilena. Doveva ritrovare a Santiago antiche amicizie e intrecciarne di nuove; la maggior parte di quei volti li avrebbe poi riveduti in esilio a Roma dopo l’11 settembre 1973. Nella sua relazione su “L’utilizzazione della legalità nella fase di transizione al socialismo” espose le potenzialità del socialismo come strumento per rovesciare, rispettando la legalità, i rapporti politici ed economici. Basso avvertì lucidamente che il processo di transizione dipendeva anche «dalle resistenze opposte dalla classe dominante o dalle forze conservatrici, che saranno, esse, indotte a uscire dalla legalità, sia direttamente sul piano della violenza (ciò che è in generale possibile), sia sul piano della violazione delle leggi e dei provvedimenti finalizzati alla trasformazione sociale»17. Il che, peraltro, in Cile si verificherà puntualmente meno di tre anni dopo la stesura del saggio.

Basso conobbe il Presidente Salvador Allende in una colazione privata cui seguì una lunga conversazione a quattr’occhi. «L’impressione che ebbi di Allende in quella occasione è indimenticabile. […] Fin da quel mio primo colloquio con lui, mi resi conto che l’azione di Allende non era il frutto di un certo equilibrio di forze, ma dell’idea che per la rivoluzione conta più trasformare in due o tre anni le coscienze che fare una battaglia di strada. Questa era la sua idea e collima con la mia».18

La sua relazione fu apprezzata anche dal Presidente cileno come ha ricordato Jorge Arrate, all’epoca Vicepresidente esecutivo della Corporazione del rame (Codelco): «Lessi il saggio di Lelio Basso durante un viaggio in aereo con il Presidente Allende verso Calamata, dove dovevamo visitare la miniera di Chuquicamata. Allende mi passò una fotocopia della relazione perché la leggessi nel tragitto, facendomi notare il profondo interesse che aveva avuto per lui la presentazione del socialista»19. Anche il sottosegretario Viera-Gallo ringraziò Basso per il suo intervento, sottolineando che la «sua visita in Cile fu di grande utilità, poiché come sicuramente si è reso conto, siamo abbastanza orfani di una riflessione giuridica in grado di sostenere la rivoluzione»20. Nel Cile democratico Viera-Gallo ricoprirà la carica di Presidente della Camera dei Deputati ed diversi anni dopo ha avuto modo di confermare il suo giudizio sul determinante contributo bassiano al dibattito: «di tutti i relatori, colui che dimostrò maggior vicinanza politica al progetto di Salvador Allende fu, senza dubbio, Basso, che con il suo intervento ne difese la validità teorica»21.


Il Comitato di Denuncia della Repressione in Brasile e le origini del Tribunale Russell II


Nel corso del seminario ci fu anche un inatteso sviluppo. Basso infatti ebbe modo di incontrare gli esuli brasiliani del Comitato di Denuncia della Repressione in Brasile (Cdrb) presieduto da Pablo Neruda e composto, tra gli altri, da Almino Affonso (già Ministro del governo Goulart), e alcuni rappresentanti di gruppi politici di opposizione come Armenio Guedes, Herbert José de Souza, José Serra che - con l’appoggio del Presidente Allende e del suo consigliere Darcy Ribeiro - gli chiese di occuparsi del Brasile e di denunciare i delitti perpetrati dalla dittatura militare22. Basso accettò subito di farsi carico dell’arduo impegno di convocare un secondo Tribunale Russell - dopo quelli voluti da Bertrand Russell sul Vietnam e presieduti da Jean-Paul Sartre -, e fu costituito un Comitato esecutivo composto da Basso, Sartre e Vladimir Dedijer.

Il 1972 fu l’anno di contatti e incontri per tessere le fila di una rete internazionale e per approfondire ulteriormente la sua conoscenza dell’America Latina. Basso iniziò subito a lavorare per organizzare la prima sessione del Tribunale Russell II come dimostra la corrispondenza con Sartre, Dedijer e la Bertrand Russell Peace Foundation nei mesi di novembre e dicembre del ’71, e le prime adesioni all’iniziativa da diverse parti dell’America Latina.

Solo per citare alcuni casi. Il Partido socialista e il Movimiento Pro-Independencia de Puerto Rico espressero il loro appoggio e solidarietà per «quello che sta realizzando Basso per il Brasile». Messaggi simili giunsero nella segreteria generale di Via della Dogana Vecchia dalla Fundación Centro de Investigación y Acción Social de Buenos Aires, dalla Juventud Peruana di Lima, dal Comité de Solidarité France Bresil, dal Movimiento Antimperialista de Solidariedad Latinoamericana di Buenos Aires, e numerosi altri23. Tra i tanti, anche il “vescovo dei poveri” dom Helder Camara, all’epoca candidato ufficiale al Premio Nobel per la Pace, fece sapere a Basso che avrebbe appoggiato il Tribunale Russell sul Brasile solo se questo avesse avuto la capacità di arrivare al «cuore dei problemi delle violenze che afflligono il mondo»24.






Il primo convegno dell’Issoco dedicato all’America Latina (1972)


Nel frattempo, le relazioni tra l’Issoco e il Ceren culminarono nella stipulazione di un Convenio de colaboración Académica (giugno ’72) con il proposito -si legge- che «Il Centro de Estudios de la Realidad Nacional collaborerà con l’Issoco nell’organizzazione di seminari e corsi di ricerca sui temi relativi allo sviluppo e al cambiamento sociale in America Latina». Un accordo simile fu stipulato a settembre anche con la Facoltà di Scienze economiche e sociali dell’Università Centrale del Venezuela25.

La prima manifestazione romana si organizzò nel settembre 1972, in occasione del convegno internazionale dell’Istituto dedicato al “Capitalismo e sottosviluppo in America Latina”, al quale parteciparono i maggiori economisti e sociologi del continente latinoamericano quali Andre Gunder Frank, Armando Córdova, Heinz R. Sontag, i fratelli José Agustin e Héctor Silva Michelena, Alonso Aguilar dal Messico, Antonio Castro dal Brasile e colleghi italiani, da Paolo Sylos Labini a Umberto De Giorgi.

Pochi giorni dopo in successive riunioni (del 10 ottobre, 30 ottobre e 7 novembre) si costituì un più ampio e aperto gruppo di lavoro su vari Paesi dell’America Latina in generale (Venezuela, Perú, Messico) composto da ricercatori, economisti, giuristi, giornalisti. Agli incontri parteciparono Marcello Alessi, Maurizio Barinci, Maurizio Benetti, Italo Bartoletti, Sergio De Santis, Alberto Di Franco, Umberto Di Giorgi, Alberto Filippi, Luigi Manfra, Mario Marcelletti, Claudio Moreno, Roberto Palmieri, Guglielmo Ragozzino, Sergio Scarantino, Leo Troilo, Saverio Tutino e Tullo Vigevani. Infine, il 25 novembre si definì ulteriormente la costituzione della Sezione America Latina dell’Issoco in una riunione –coordinata da Mario Marcelletti- alla quale parteciparono Marcello Alessi, Maurizio Barinci, Maria Carrilho, Sergio De Santis, Alberto Di Franco, Alberto Filippi, Roberto Magni, Mario Marcelletti, Claudio Moreno, Roberto Palmieri, Sergio Scarantino, Tullo Vigevani e Franco Zannino. Il gruppo di lavoro puntava a due tipi di attività. La prima, a medio e lungo termine, consisteva nell’analizzare «alcuni problemi socio-economici e di storia del movimento operaio riguardanti l’America Latina». La seconda, a breve e a medio termine, riguardava la «documentazione e la elaborazione critica di materiale su alcuni problemi attuali delle realtà latino-americane»26.


Il secondo viaggio in Cile (1973)


Queste attività vennero seguite da Basso con particolare interesse come dimostra il suo ritorno in Cile nel gennaio 1973 per un seminario internazionale su “Estado y Derecho en un período de transformación” organizzato dal Ceren in collaborazione con l’Issoco, il Ministero di Giustizia, la Comisión Nacional de Investigación Científica y Tecnológica (Conicyt) e l’Università Cattolica del Cile27.

Ad esso parteciparono numerose delegazioni provenienti dai paesi dell’Europa e dell’America Latina. Della delegazione italiana, guidata da Basso che –come ha ricordato Salvatore Senese- «fu anche instancabile animatore e presidente del Seminario, nonché guida dei convegnisti negli incontri con Allende e varie personalità di Unidad Popular»28, facevano parte, oltre a Senese, Luigi Berlinguer, Gino Giugni e Guido Calvi29. Il seminario, faticoso e avvincente, fu un vero successo ed un esempio di battaglia culturale. Gli atti stavano per essere pubblicati in Cile quando il golpe interruppe brutalmente e tragicamente l’esperienza allendista. Ma come si legge nella Sintesi generale pubblicata sulla rivista trimestrale «Cuadernos de la Realidad Nacional», venne riconosciuto notevole rilievo alla stretta e feconda collaborazione con l’Istituto fondato da Lelio Basso. In seguito a questo contatto, emerge nella Sintesi, «nacque l’idea di realizzare un incontro di alto livello tra specialisti cileni e stranieri, giuristi, sociologi, professori di diritto, dirigenti sindacali, autorità pubbliche, eccetera, in grado di dipanare un’analisi profonda dei diversi problemi incontrati dalla transizione al socialismo cilena. Questa idea è stata favorita dall’interesse manifestato da istituzioni di altri Paesi, tanto dell’America Latina quanto dell’Europa. Merita menzionare specialmente l’Istituto per lo Studio della Società Contemporanea (Issoco) di Roma. Grazie all’Issoco è stato possibile avviare un promettente dibattito e uno scambio scientifico con prestigiose personalità italiane»30.

Basso tenne la relazione introduttiva del convegno su “El Estado y la sociedad en el pensamiento de Marx”31 nella quale ribadì la sua puntuale analisi antidogmatica dei processi rivoluzionari: «Ci corre tuttavia l’obbligo di osservare che queste lotte per la conquista del potere non sono necessariamente socialiste, e che la definizione “socialista”, spesso data alle rivoluzioni dei paesi sottosviluppati, va presa con largo beneficio d’inventario, non solo perché l’elemento nazionale è sempre presente accanto all’elemento sociale, ma perché la mancanza di molte, o addirittura di tutte, le premesse del socialismo, lascia, anche dopo la rivoluzione, aperta la strada a molte possibilità. Dobbiamo anche aggiungere che neppure in America latina tutte le situazioni sono uguali o simili, e che proprio qui, nel Cile, assistiamo ad una lotta che si svolge secondo moduli profondamente originali, in larga misura vicini a quelli che noi abbiamo descritto. Una battaglia di questa natura, in cui l’uso del potere politico e la pressione delle forze popolari convergono verso una rapida trasformazione delle strutture, qualunque ne possa essere l’esito, costituisce una scuola preziosa per l’ulteriore sviluppo della strategia rivoluzionaria.[…] Quel che vogliamo consigliare –concluse Basso- è di evitare in ogni caso posizioni dogmatiche o la ricerca di modelli: facciamo, secondo l’insegnamento di Lenin, l’analisi concreta della situazione concreta e cerchiamo di applicare, nel vasto quadro della strategia marxista, le regole di lotta che meglio si addicono a questa situazione. Terminiamo con l’augurio che l’attuale esperienza cilena, con il suo carattere di novità e quindi con i suoi inevitabili errori, con i suoi limiti ma anche con i suoi successi, con i suoi così gravi ostacoli e con il suo coraggio ancora più grande nell’affrontarli, ci aiuti a scoprire un nuovo cammino verso il socialismo»32.

A Santiago Basso incontrò nuovamente il Presidente cileno. «Vidi Allende al pranzo sociale che egli aveva offerto a tutti i delegati stranieri. Era seduto tra Tierno Galvan, l’ex-rettore dell’Università di Salamanca, e me. In quell’occasione mi invitò a un successivo colloquio a quattr’occhi. Parlammo più a lungo. Può darsi che ora, nel ricordare queste cose, sovrapponga le impressioni di colloqui diversi, ma ricordo per certo che durante il colloquio mi accorsi che quell’uomo aveva una straordinaria fermezza di carattere. Era sorridente, scherzoso. Eppure - si era in gennaio - era da poco passata la crisi, quella scoppiata nell’ottobre dell’anno precedente, la crisi dei camion, e le elezioni politiche erano vicine»33.

Appena rientrato in Italia, Basso volle esprimere la sua sincera gratitudine per il convegno scrivendo a Manuel Antonio Garretón (Roma, 19 gennaio 1973): «desidero esprimerti a nome mio, dell’Issoco e dei suoi collaboratori, il mio più sincero ringraziamento per l’accoglienza che ci avete riservato e per la possibilità che ci avete offerto di partecipare ad un dibattito di alto livello che ci ha arricchiti»34. Il politologo cileno, sottolineando la profonda stima umana e intellettuale verso Basso, rispose subito alla missiva (Santiago del Cile, 5 febbraio 1973): «Mio caro Lelio, [..] il convegno mi ha permesso di conoscerti, apprezzarti ed ammirarti maggiormente. Ti assicuro che i tuoi contributi tanto intellettuali come umani ricoprono un valore immenso per noi. Sei senza dubbio uno dei nostri “maestri” oltre che uno dei nostri più grandi amici. […] Saluta tutti gli amici dell’Issoco, dicendo loro che l’Istituto, ancora una volta, è stato egregiamente rappresentato dal suo Presidente. Un forte abraccio pieno di amicizia»35.


Il golpe cileno e la corrispondenza degli esuli


Nel frattempo, grazie all’infaticabile lavoro di Linda Bimbi per creare una fitta rete internazionale di comitati di appoggio al fine costruire una piattaforma unitaria, ed in stretta collaborazione con Ken Coates e Chris Farley (all’epoca Direttori della Fondazione Russell), Basso ottenne da Edith Russell l’autorizzazione a convocare il tribunale, che si riunì dopo il golpe militare contro l’Unidad Popular di Allende.

Appena giunse a Basso la notizia da Santiago del Cile, immediatamente dichiarò che lui non sarebbe rimasto inattivo di fronte a questa tragedia che colpiva il popolo cileno. Il suo epicedio in onore di Salvador Allende terminava con queste parole: «Noi cercheremo di fare su questi avvenimenti, con il massimo senso di responsabilità e il massimo scrupolo di verità, l’analisi dell’esperienza cilena. In altra sede, come presidente provvisorio del Tribunale Russell II per la repressione in Brasile, in Cile e in America latina, non faremo della propaganda, ma approfondiremo, con la collaborazione di uomini di scienza di tutto il mondo, l’analisi della situazione latino-americana e le radici del fascismo imperante. Saranno, a due livelli diversi, due contributi ad uno sforzo serio di comprensione. Nella sede opportuna ne trarremo le conclusioni politiche. Ma sappiamo fin d’ora che non servirebbe a nulla se i democratici non raccoglieranno il messaggio che Salvador Allende ci ha lasciato con la sua morte: non inseguire mai il successo personale, non lasciarsi attirare dai vantaggi che può offrire la società capitalistica, uniformare il proprio agire al proprio pensiero, compiere fino all’ultimo il proprio umile silenzioso quotidiano dovere di militante»36.

In brevissimo tempo la Fondazione Basso, in costante collaborazione con l’Associazione Italia-Cile “Salvador Allende”37, divenne il centro di denuncia internazionale delle violazioni gravi, ripetute e sistematiche dei diritti umani perpetrate nei confronti del popolo cileno (e non solo). Tra le prime lettere di cileni che arrivarono a Via della Dogana Vecchia, c’è quella del politologo Norbert Lechner che aveva conosciuto Basso a Santiago e che lo informava sulla situazione delle Università che in nome della “restaurazione nazionale” erano state smantellate dalla giunta militare e sulla prossima chiusura del Ceren. «Nessuno di noi rinuncerà al proprio incarico, così obbligheremo le nuove autorità ad espellerci, fatto che produrrà altri conflitti tra i militari e la DC, che ogni giorno sempre di più biasima il suo appoggio iniziale alla giunta. In ogni caso –incalzò Lechner- la coercizione accademica e l’attentato all’integrità fisica dei professori dovrebbero produrre una protesta internazionale e una pressione diplomatica in grado di tutelare non solo i professori e gli studenti progressisti, ma anche e soprattutto il movimento operaio». La missiva terminava con la richiesta a Basso di informarsi circa la possibilità di ottenere una borsa di studio a Roma, che peraltro Lechner aveva già avanzato all’Ambasciatore Norberto Behmann dell’Elmo per il Ministero degli Esteri38.

Anche la politologa brasiliana Vania Bambirra, che all’epoca faceva parte del consiglio direttivo del Ceso, si rivolse a Basso per denunciare che il collega Theotonio Dos Santos era rifugiato (“asilado”) nell’Ambasciata di Panamá a Santiago del Cile. «La giunta militare non vuole concedere il salva-condotto e minaccia di arrestarlo per delitti comuni e di estradarlo [in Brasile c’era un’altra dittatura militare]. Il governo panamense ha assunto una posizione ferma, ma in ogni modo –insisteva anche la Bambirra- sarebbe importante che l’Europa si attivasse per risolvere il problema»39. Manuel Antonio Garretón, che viveva in stato di libertà provvisoria, scrisse a Basso per chiedergli un sostegno nell’organizzazione di un gruppo di avvocati per la difesa dei diritti umani e dei prigionieri politici40.

Scrissero a Basso in decine da ogni angolo dell’America Latina per avere notizie dei loro cari e amici. E’ il caso, tra i tanti, del fratello dello storico uruguayano Carlos Rama, del brasiliano Almino Affonso, del cileno Viera-Gallo, della cubana Nancy Julien che insieme al marito Jaime Barrios (assessore economico del Presidente Allende) la mattina del golpe erano entrati alla Moneda per essere al fianco del “compañero presidente”41. Alcuni dettagli della tragica sorte di Jaime Barrios saranno resi noti dalle gerarchie militari solo dopo quasi trent’anni.

Particolarmente interessante appare la corrispondenza tra Hernán Ampuero e Lelio Basso. Il giovane cileno che si trovava in Gran Bretagna per motivi di studio scrisse a Basso su indicazione del padre, Raúl Ampuero Díaz, uno dei massimi dirigenti del Partito socialista cileno che si trovava recluso nella Escuela Militar di Santiago pur non configurando in alcuna lista ufficiale di detenuti: «In linee generali mio padre mi ha chiesto di mettermi in contatto con lei affinché possa promuovere un movimento in grado di conoscere e diffondere la reale situazione dei prigionieri politici in Cile». Basso rispose appena tornato da un viaggio in Europa: «[…] le assicuro che faremo tutto il possibile per salvare la vita di suo padre e degli altri dirigenti socialisti o rivoluzionari, allo stesso modo ci impegneremo per facilitare la situazione degli esiliati e dei perseguitati dalla Giunta fascista»42.


Il Tribunale Russell II sull’America Latina (1973-1976)


Contemporaneamente erano quasi terminati i lavori di preparazione del Tribunale Russell II sulla “Repressione in Brasile, Cile e America Latina” che fu costituito il 6 novembre 1973 a Bruxelles, in contrapposizione alla manifestazione del governo brasiliano Brésil-Expo, e presentato il giorno successivo all’opinione pubblica mondiale. L’iniziativa ebbe il pieno appoggio della signora Hortensia Bussi de Allende che insieme a Jorge Arrate incontrò Basso in Fondazione e lo ringraziò anche con una comunicazione successiva: «Desidero esprimere il mio appoggio a questa iniziativa che, lo spero, si estenderà rapidamente estesa al caso del Cile, esempio recente e sanguinoso del carattere feroce e inumano dell’imperialismo e dei suoi agenti fascisti, e ch esige piena solidarietà attiva e immediata di tutti gli uomini e delle donne progressisti del mondo»43. Basso le rispose aggiornandola sull’evolversi del Tribunale che nel frattempo aveva avuto il sostegno dello scrittore Gabriel García Márquez che si era fermato a Roma per una settimana ed aveva dato il proprio consenso a far parte della giuria internazionale presieduta “ad honorem” dal compianto poeta Pablo Neruda44. La vedova Allende poche settimane dopo (17 gennaio 1974) rispose a Basso: «Né io né i cileni dimenticheremo mai la solidarietà, la generosità, l’azione e il sacrificio del popolo italiano a sostegno e in difesa del nostro popolo. Grazie a questa azione esemplare, conosciuta e seguita in tutto il mondo, sono certa che nel mio paese torneranno presto a governare la pace e la democrazia popolare». Il Tribunale Russell II venne presentato da Basso anche a Roma il 13 novembre con una conferenza stampa che riscosse notevole eco sulla stampa nazionale. Quella mattina oltre a numerosi giornalisti di testate italiane ed estere erano presenti diverse personalità del mondo politico e culturale per assicurare la loro adesione e collaborazione all’iniziativa, come Gaetano Arfè (senatore Psi e direttore de «L’Avanti»), il poeta Rafael Alberti e il senatore Ferruccio Parri che sedeva nel tavolo della presidenza45.

Come è noto il Tribunale Russell II si sviluppò lungo l’arco di tre Sessioni dal 1974 al 197646 e i lavori del Tribunale furono l’occasione per conoscere centinaia di latinoamericani e di approfondire i sistemi di dominazione e relativo sottosviluppo di quei Paesi. Il Tribunale si occupò del Brasile, Cile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Paraguay, Guatemala, Porto Rico, Santo Domingo e Haiti

Merita soffermarsi su un evento della seconda Sessione poiché è emblematico del ruolo che svolsero i tribunali di opinione creati da Basso per i popoli latinoamericani. A Bruxelles prima e a Roma poi venne denunciata all’opinione pubblica mondiale la violenta e ancora poco conosciuta repressione messa in atto dal governo di Isabelita Perón e López Rega attraverso la “Triple A” (Alleanza Anticomunista Argentina) e quello che negli anni successivi sarà noto come il “Plán Condor”47. Di lì a poco ci fu il colpo di Stato del 24 marzo 1976. Leandro Despouy, un giovane avvocato argentino poi divenuto Presidente della Commissione Diritti Umani dell’Onu, ha ricordato che «non fu difficile per Lelio Basso, che da anni partecipava al dibattito politico dell’America Latina e dell’Africa, avvertire rapidamente l’importanza di ciò che stava accadendo in Argentina. Per questa ragione la mia testimonianza venne ascoltata con interesse, al di là delle mie aspettative, tanto che il giurato mi chiese di ampliarla anche il giorno seguente, e ciò mi permise di conoscere meglio Lelio Basso, Julio Cortázar, Linda Bimbi e il teologo Georges Casalis. Il principale risultato di questi eventi fu l’ingresso dell’Argentina nelle problematiche affrontate dal Tribunale»48.


La conferenza stampa internazionale del Movimiento Peronista Montonero a Roma (1977)


Anche nel 1977 Basso si confermò promotore e coordinatore di importanti iniziative sull’America Latina come il Seminario internazionale su “Repressione e militarismo nell’America Latina”, organizzato a Bologna dall’1 al 3 aprile 1977 dalla neonata Lega Internazionale per il Diritto e la Liberazione dei Popoli; inoltre iniziò a lavorare anche al secondo seminario su “Il ruolo delle chiese in America Latina” che inizialmente avrebbe dovuto tenersi all’Aja nel dicembre 1978, ma che fu rimandato al marzo del 197949.

Di maggior risonanza internazionale fu sicuramente la conferenza stampa dei Montoneros argentini clandestini tenuta nella sala conferenze della Fondazione Basso il 20 aprile 1977 ed organizzata in segreta collaborazione con Juan Gelman e Miguel Bonasso, responsabili dell’ufficio stampa montonero in esilio. Mancando documenti, mi rimetto alla ricostruzione di Linda Bimbi che fu contattata da Gelman per comunicarle che Mario Eduardo Firmenich, comandante in capo dell’Esercito Montonero e segretario generale del Partito Montonero, voleva incontrare Lelio Basso a Roma. L’incontro avvenne in gran segreto e Basso convocò una conferenza stampa senza anticiparne ai giornalisti l’oggetto.

Alla conferenza-lampo che annunciò la costituzione del Movimiento Peronista Montonero nato dalla recente alleanza tra il Partito Montonero con il Movimento Peronista Autentico parteciparono -tra gli altri- Mario Eduardo Firmenich, gli ex governatori delle province di Buenos Aires e Córdoba (le più importanti dell’Argentina) Oscar Bidegain e Ricardo Obregon Cano, e Rodolfo Puiggrós, ex Rettore dell’Università di Buenos Aires.

L’incontro, come sottolineò lo stesso Basso, «non è stato soltanto un fatto clamoroso, per la contemporanea presenza a una riunione di quasi tutti i principali capi della resistenza peronista e montonero, la maggioranza dei quali vive clandestinamente in Argentina, e che nessun giornalista aveva mai potuto incontrare tutti assieme, ma è stato un fatto di grande significato politico. Essa annunciava infatti la nascita di un nuovo movimento, che è già in parte e ancor più vuol essere il superamento di vecchie divisioni, e insieme l’inizio di una nuova strategia»50. L’appello di Firmenich alla «pacificazione e alla liberazione» diretto a tutte le forze politiche e sindacali argentine ebbe un’eco rilevante sia in Europa che nel proprio Paese come dimostra la ricca rassegna stampa su «Paese Sera», «l’Unità», «Corriere della Sera», «Manifesto», «la Repubblica», «La Stampa», «Diario 16» (Madrid), «La Vanguardia» (Barcellona), «Le Monde», «El País», «La Nación» (Buenos Aires). A partire da quel momento i dirigenti del Movimiento Peronista Montonero furono ricevuti dai maggiori leader della sinistra europea: da Olof Palme a Felipe Gonzaléz, da François Mitterand a Bert Carlson, da Bruno Kreisky a Willy Brandt a Santiago Carrillo51.



I seminari di Ariccia sulle prospettive del socialismo cileno (1979 e 1980)


Tra le numerose attività che Basso promosse, va ricordato anche l’importante seminario sul socialismo cileno al quale iniziò a lavorare dal settembre 1978, ma che fu poi coordinato da Raúl Ampuero Díaz. Il socialista cileno giunto in Italia insegnò all’Università di Cagliari e si affermò come una delle figure di spicco dell’esilio cileno avviando una profonda elaborazione autocritica nell’area socialista dell’esperienza di governo dell’Unidad Popular. In un intervento del 1988 Ampuero Díaz, che era stato anche responsabile America Latina della Lega Internazionale per il Diritto e la Liberazione dei Popoli, rese omaggio a Basso a dieci anni dalla sua scomparsa: «Sono passati dieci anni da quando il Senatore italiano Lelio Basso diresse una lettera-invito ad un certo numero di esiliati cileni, convocandoli ad un seminario su “Il socialismo cileno: storia e prospettive”. E’ giusto ricordarlo adesso, sia per rendere un tributo al suo appassionato interesse per il nostro processo politico –come dimostra l’iniziativa citata che fu promossa una settimana prima della sua morte-, che per il bagaglio che hanno lasciato in campo socialista i seminari realizzati ad Ariccia»52. Nei locali della scuola sindacale della C.G.I.L. di Ariccia si tennero due seminari dallo stesso titolo: il primo dall’8 all’11 marzo 1979 e il secondo dall’8 al 10 gennaio 198053. Riguardo l’influenza politica dei seminari di Ariccia per i partiti cileni in esilio, si veda la lettera di Ampuero Díaz a Clodomiro Almeyda (ex membro del Comitato Centrale del Partito Socialista cileno e Segretario esecutivo dell’Unidad Popular) circa la divergenza sulla scelta del primo di escludere dagli incontri gli esponenti del Partito Comunista54. I socialisti dedicarono il primo numero del bimestrale «Cuadernos de orientación socialista» proprio a “La reunión de Ariccia”55.


Dalla Prima Conferenza Nazionale per l’Amnistia di San Paolo (1978) alla Conferenza Internazionale per l’Amnistia di Roma (1979)


In Brasile il governo del generale-presidente Ernesto Geisel (1974-1979) proseguiva la repressione nei confronti delle opposizioni. Ma anche la società civile si era organizzata e nel 1978 si giunse alla costituzione del Comitato Brasiliano per l’Amnistia, nato dal Movimento Femminile per l’Amnistia (Mfpa) organizzato a San Paolo da Terezinha Zerbini e Helena Greco.

Grazie ai contatti di Basso con la nota attrice di teatro Ruth Escobar e con Helena Greco (come mi ha rivelato Linda Bimbi, non esistendo documenti e le relative corrispondenze), il 4 agosto 1978 venne organizzato nella sede di Via della Dogana Vecchia la conferenza di Doutora Eny Raymundo Moreira, presidente del Comitato brasiliano per l’Amnistia di Rio de Janeiro, nel corso della quale vennero presentate le rivendicazioni dei brasiliani56.

Dopo circa un mese, il 9 settembre 1978, venne convocata la Prima Conferenza Nazionale per l’Amnistia dai movimenti per l’amnistia riuniti in Salvador che si tenne dal 2 al 5 novembre a San Paolo57. La “Carta de Salvador”58, che rivendicava l’amnistia ampia, generale e senza restrizioni, rappresentava la sintesi e l’epilogo di un lungo percorso che aveva visto nei mesi precedenti la formazione in tutto il Paese dei comitati e dei movimenti per l’amnistia. Anche la Lega Internazionale per il Diritto e la Liberazione dei Popoli partecipò attivamente alla battaglia per l’amnistia e il 28 ottobre si costituì a Roma il Comitato italiano per l’Amnistia con lo scopo di appoggiare la rivendicazione di un’amnistia generale senza restrizioni per tutti i prigionieri ed i perseguitati politici brasiliani dal 1964 (anno del colpo di Stato). Del Comitato facevano parte esponenti di forze politiche, movimenti giovanili, la federazione sindacale unitaria, le Acli, i gruppi parlamentari radicale, sinistra indipendente, Democrazia Proletaria e Partito di Unità Proletaria. Tra i parlamentari aderirono all’iniziativa promossa da Basso, Gian Carlo Pajetta e Dario Valori (Pci), Gaetano Arfè e Mario Zagari (Psi), Aldo Bozzi (Pli), Giovani Spadolini (Pri), Egidio Ariosto (Psdi)59.

All’evento che si tenne nel Teatro dell’Università Cattolica di San Paolo parteciparono circa mille persone, e segnò l’avvio di un lento e faticoso processo di ritorno di quel paese alla democrazia60.

La questione dell’amnistia generale senza restrizioni era centrale fra tutte le rivendicazioni democratiche in quanto metteva in discussione il mostruoso apparato repressivo del regime, implicava l’abolizione delle leggi eccezionali e la restrizione delle libertà democratiche. Il successo della Conferenza di San Paolo dimostrò che questa rivendicazione rappresentava il punto di convergenza di tutti coloro che non si identificavano con il regime brasiliano perché esso aveva colpito in modo maggiore o minore tutti i settori della società61. Si tenga conto che dal 1964 in poi erano state condannate, processate o indiziate circa 500 mila persone. Dieci mila erano gli esiliati costretti a vivere all’estero, circa 5 mila coloro che erano stati privati dei loro diritti politici per dieci anni e cifre parziali si avevano sugli scomparsi e gli assassinati dal regime62.

La presenza di Basso, che insieme all’onorevole Carlo Fracanzani (Dc) rappresentavano la delegazione del Comitato italiano, ebbe grande risonanza nella stampa brasiliana anche con delle foto degli incontri del fondatore del Tribunale Russell sull’America Latina. E’ il caso del «Jornal do Brasil» che riferendosi proprio a Basso titolò Italiano não quer violência (2 novembre 1978) e Advogado pede apoio da sociedade à anistia (3 novembre); anche «O Globo» seguì il viaggio: Senador italiano crê en Anistia (2 novembre), D. Paulo recebe convite de Basso (3 novembre) e la «Folha de Saõ Paulo», Começa em Saõ Paulo Congresso pela Anistia (3 novembre)63.

Il viaggio brasiliano fu l’occasione per Basso di incontrare l’arcivescovo di San Paolo Dom Paulo Evaristo Arns e Luiz Iñacio Lula da Silva, presidente del Sindacato dei metalmeccanici di San Bernardo do Campo. Nei documenti di Basso vi è un appunto riguardante il futuro presidente del Brasile: «Il più noto dirigente sindacale della nuova generazione»64.

Lelio Basso, che ricopriva anche la carica di presidente del Comitato italiano per l’amnistia, nel suo primo (e ultimo) viaggio in Brasile fu invitato a presiedere i lavori. D’altronde esisteva un particolare legame con il Brasile, considerato da Basso di «importanza capitale» nel «quadro della storia contemporanea»65 in quanto lo aveva sempre ritenuto il modello delle altre dittatura sudamericane. Il fondatore del Tribunale Russell II, istituito qualche anno prima proprio per condannare la dittatura militare dei colonnelli brasiliani, concluse i lavori della Conferenza per l’Amnistia con l’impegno di proseguire nella battaglia per l’affermazione del diritto dei popoli: «Ritornando in Italia dopo queste giornate indimenticabili, noi inviteremo tutti i democratici del nostro paese a seguire il vostro esempio, a combattere con voi, che siete gli annunciatori del nuovo giorno, con voi che non avete avuto bisogno di attendere che il sole sorgesse per credere alla luce della libertà»66.

Tornato in Italia convocò una conferenza stampa per mantenere alta l’attenzione dei mass-media e delle forze politiche sull’importante e delicato processo che stava avvenendo in Brasile67.

Così Lelio Basso, che scomparirà improvvisamente la mattina del 16 dicembre, chiudeva un ciclo umano e politico che era iniziato a Roma nel 1965. Nell’intervista rilasciata al quotidiano di San Paolo «Jornal do Brasil» appena sbarcato all’aeroporto di Congonhas, proprio Basso aveva ricordato che una campagna simile a quella per l’amnistia brasiliana l’aveva vissuta quindici anni prima per il Venezuela, conseguendo la concessione della libertà del segretario generale del Partito comunista venezuelano68.

La promessa fatta da Basso agli amici e compagni brasiliani venne mantenuta grazie ai collaboratori della Lega Internazionale per i Diritti e la Liberazione dei Popoli, e dal 28 al 30 giugno 1979 si tenne nell’Auletta di Montecitorio della Camera dei Deputati a Roma la Conferenza Internazionale per l’Amnistia ampia e senza restrizioni e per le libertà democratiche in Brasile. La presidenza venne affidata all’onorevole Giancarla Codrignani e la presidenza d’onore a Lisli Basso69. Alla Conferenza parteciparono tutti i Comitati brasiliani attivi in Europa e 15 parlamentari del Movimento Democratico Brasiliano (Mdb), oltre a personaggi come Helena Greco, Ruth Escobar, Riccardo Lombardi, Gian Carlo Pajetta, Raniero La Valle, Carlo Fracanzani, Louis Jonet, George Wald e François Rigaux.

Mi piace chiudere questo percorso del Basso latinoamericanista citando un passaggio del suo intervento al Seminario internazionale su “Repressione e militarismo nell’America Latina”: «Non sono uno specialista dell’America latina, sono però un modestissimo studioso di storia, di sociologia, di politologia, senza essere specialista in niente. Sono soprattutto un uomo politico che crede di aver capito che non si fa politica se non c’è dietro un “background” culturale, se non si studia la storia, la sociologia, la politologia, l’economia etc. Se non si studiano queste cose non si può fare politica»70.

Lelio Basso ha costantemente perseguito una ricerca teorica mai interrotta dai risultati acquisiti.







Roma, Dicembre 2008

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